Ammortizzatore sociale della Lombardia

Riportiamo qui sotto parte di un articolo pubblicato sul sito italiano linkiesta e scritto da giornalisti italiani per tentare di capire come analizzano la situazione dall’altra parte della frontiera.
Se venisse meno lo sfogo del lavoro transfrontaliero, l’economia della parte nord delle province di Varese e Como sarebbe in grave difficoltà. Già oggi i dati sulla disoccupazione e sulla cassa integrazione, sia ordinaria che in deroga, parlano di un boom preoccupante. Quella che un tempo era zona povera e catalogata come depressa, e che dal Dopoguerra ha vissuto una crescita tra le più robuste in Italia, con conseguente alto tenore di vita, rivive i suoi antichi fantasmi.

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Le fabbriche sono in difficolta. Come spiega Paolo Lenna, della Cgil, relativamente a Varese, c’è stata una moria di aziende tessili, e le industrie metalmeccaniche sono in bilico. La fonderia Ratti di Luino o la Inca di Porto Valtravaglia sono simboli delle difficoltà del settore, mentre le industrie che vanno bene sono poche, come la fonderia Imf di Luino. «Per 5-6 anni il lavoro in Svizzera è stata l’unica possibilità per i giovani varesini e comaschi di avere un lavoro ben remunerato – commentano dalla Camera di Commercio di Varese -, anche se nell’ultimo anno in effetti le opportunità si sono molto ridotte».

 

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Tassi uscita lavoro
Le difficoltà potrebbero accentuarsi se, come pare, nei contingenti per gli stranieri in Svizzera, saranno compresi anche i cosiddetti “padroncini”, ossia gli artigiani italiani – tipicamente mobilieri – che svolgono la maggior parte dei lavori oltre confine. In questi anni hanno potuto muoversi liberamente, ma con il sistema di quote dovrebbero dimostrare che i prodotti da loro venduti non si sarebbero potuti trovare in Svizzera. In tempi di commercio globalizzato e dell’e-commerce senza confini di Amazon, sono ragionamenti che appaiono quanto mai lontani dalla realtà.

 

Questi sono estratti di un articolo de l’intraprendente del marzo 2014

“….. Oltre 35mila persone sono infatti alla ricerca di un’occupazione sul territorio varesino, di cui 23mila uomini e 12mila donne. Un tasso di disoccupazione in continua crescita che nel 2013 ha toccato l’8,6%, superando la media lombarda (8,1%), e che per i maschi arriva addirittura al 10,3% (Lombardia 7,6%), attestandosi su valori non distanti dalla media italiana (11,5%). Perché l’isola felice adesso ha l’acqua alle ginocchia. Lo dimostano gli elementi «preoccupanti» che emergono dall’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio sui dati resi noti dall’Istat. ….. E potrebbe andare anche peggio. Perché se non ci fosse il Canton Ticino il numero dei senza lavoro rischierebbe persino di raddoppiare. La Svizzera e il frontalierato, il vero ammortizzatore sociale del Varesotto, tengono così a galla un territorio che altrimenti sarebbe in ginocchio. Perché il loro è l’unico segno positivo. Tremila unità in più in un anno e quota 60mila praticamente raggiunta. Con quasi 30mila frontalieri provenienti da Varese e provincia. Questo il nuovo record messo a segno dai frontalieri in Canto Ticino. In Ticino, ormai, i frontalieri sono 59807, con un aumento di circa 3mila unità su base annua. Ed un altro dato record: più del 25%, per la precisione il 25,5, dei lavoratori attivi nel cantone di confine sono frontalieri. Percentuali che, grazie anche a stipendi decisamente più alti della media italiana, contribuiscono non solo a tenere sotto controllo il rapporto occupati-inoccupati, ma anche a far girare un’economia che, altrimenti, risulterebbe ancor più stagnante.”

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