Bloccare dumping e frontalierato con le tasse?

C’è chi sostiene che per bloccare l’afflusso di frontalieri e il dumping basta fare in modo di alzare le tasse ai lavoratori d’oltre confine, così non avranno convenienza a lavorare da noi.  In realtà queste proposte poteranno al massimo qualche soldo in più nelle casse cantonali, non sono una misura che possa in qualche modo sostituirsi a una regolamentazione per evitare gli abusi salariali o limitare l’afflusso di manodopera estera.

La rinegoziazione dell’accordo del 1974 sulla tassazione dei frontalieri con l’Italia, che ci ha imposto per decenni di ristornare il 38,8% delle imposte dei pendolari della fascia di 20 km dalla frontiera, non è ancora conclusa, ma sappiano che si andrà verso una progressiva tassazione dei frontalieri con aliquota italiana.

Non facciamoci illusioni però: modificare la fiscalità dei frontalieri avrà davvero poco impatto sull’afflusso dei pendolari italiani d’oltreconfine oggi come oggi. Questa misura avrebbe avuto forse qualche effetto prima del 2008 cioè quando la disoccupazione ILO era più bassa in Lombardia rispetto al Ticino. Un frontaliere facendo bene i calcoli avrebbe magari concluso che pagare più tasse su un salario da 2’500 franchi e farsi due ore di strada ogni giorno non gli conveniva. Oggi però le cose sono cambiate: la disoccupazione ILO è più alta da loro, quindi difficile che trovino un lavoro in Italia. In Lombardia la disoccupazione tra il 2007 e il 2014 è aumentata del 163%, e ha superato l’8%

In più sono cambiate le regole per le indennità di disoccupazione dei pendolari che lavorano in Svizzera. Oramai i frontalieri licenziati percepiscono un’indennità ordinaria italiana per otto mesi invece del 50% dell’ultimo salario Svizzera per un anno. In pratica adesso pigliano molto meno e per soli otto mesi. (Sottolineo che la decisione non l’ha presa la Svizzera ma l’Inps Lombardia nel 2012 per adeguarsi a un nuovo regolamento europeo)

Quindi oggi i frontalieri hanno la scelta fra

  1. venire a lavorare in Svizzera e pagare più imposte
  2. rimanere disoccupati in Italia con un’indennità molto bassa.

Non è che ci voglia molto a decidere. Non solo vengono comunque a lavorare in Svizzera, ma in più vengono anche per salari inferiori, che sono comunque meglio di quel che ricevono dall’Inps. Questo lo confermano anche i sindacalisti italiani. Paolo Lenna, del Centro Lavoratori Frontalieri della Cgil di Varese, ritiene che una parte della responsabilità del fenomeno “dumping” sia dovuta alla decisione dell’Inps. Una indennità di disoccupazione al 50% per un anno all’attuale Aspi, che prevede un massimo lordo di 1.200, sarebbe da considerare un incentivo al dumping, perché farebbe apparire come molto più appetibile un contratto da 2.500 franchi al mese, ha dichiarato al portale Linkiesta.

E alla fine del 2014 c’erano ben 396’000 disoccupati in Lombardia, più di tutta la popolazione del Ticino messa assieme. Se dall’altra parte della frontiera il lavoro non c’è, i pendolari continueranno a venire in Svizzera e ad accettare paghe che per noi sono derisorie. Basta vedere l’annuncio di lavoro pubblicato il 13 gennaio su un sito d’offerte d’impiego del Luganese:

muratore

Agire attraverso la fiscalità dei frontalieri inoltre ha un enorme difetto: i pendolari italiani pagano, ma i datori di lavoro che li sfruttano non sborsano un centesimo. Perché loro non vengono mai penalizzati?

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