Reportages

La trasmissione Falò della RSI ha dedicato alcune puntate ai problemi legati al lavoro, al dumping e ai frontalieri in cui figurano testimonianze dirette di persone toccate da questi problemi. Qui sotto i link e una breve presentazione tratti dal sito della RSI:

TI sostituisco (24.1.2014)
Frontalieri, in Ticino, ormai fa rima con invasione e, di riflesso, con inquietudine. Sempre più spesso si sente dire che sono troppi, che rubano il posto ai ticinesi, manodopera locale non assunta o addirittura licenziata a favore di chi viene da oltre confine. Una statistica vera e propria sui lavoratori ticinesi sostituiti da frontalieri però manca, anche perché non è certo facile allestirla.
Falò ha raccolto una serie di testimonianze che raccontano della difficoltà di trovare un lavoro pagato decentemente, dell’enorme pressione che arriva dall’Italia, e di ticinesi sostituiti da frontalieri. In studio cercheremo di capire qual è la reale portata del fenomeno, quali sono le responsabilità di questa situazione e quali i possibili rimedi.
In studio gli ospiti Marco Chiesa, deputato UDC in Gran Consiglio, Stefano Rizzi, direttore della Divisione economia TI e Sergio Rossi, docente di macroeconomia all’Università di Friborgo.

Ticino Fashion Valley (14.11.2013)
Gucci, Armani, Zegna, ma anche Timberland, Vans, Hugo Boss. Tutti nomi che richiamano alla mente l’alta moda e le capitali mondiali del “fashion”. Eppure ognuna di queste firme è presente in Ticino con una propria sede. E non solo per la logistica e la produzione, ma con veri e propri quartieri generali. Nel corso degli ultimi anni la loro presenza è aumentata, tanto da suggerire la definizione di “Fashion Valley” per la parte più meridionale del Canton Ticino. E non senza qualche polemica. Chi sono, cosa fanno, perché hanno scelto il Ticino? Solo perché si pagano meno tasse e si assumono frontalieri? Falò è andato alla ricerca, non senza difficoltà, delle risposte a queste domande, scoprendo una realtà economica e culturale per molti versi sorprendente.
In studio il direttore della Divisione economia TI Stefano Rizzi, il sindaco di Sant’Antonino Christian Vitta e Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi.

Padroncini all’arrembaggio (12.9.2013)
Imbianchini, piastrellisti, gessatori, falegnami, muratori, giardinieri. Giungono a frotte dalla Lombardia, dal Veneto, dal Piemonte ma anche dalla Germania o dalla Romania.Sono i famosi padroncini e ormai sono l’incubo degli artigiani ticinesi. I cosiddetti lavoratori distaccati, autonomi o dipendenti, possono restare 90 giorni e costano meno della metà. Per i cittadini europei lavorare in Svizzera è semplice e rapido: i formulari si trovano su internet e ci si autocertifica online. Intanto le notifiche di interventi eseguiti in Ticino continuano ad aumentare in modo esponenziale: 12’000 nel 2010, oltre 20’000 nel 2012 e c’è chi stima addirittura 38’000 nel 2013. Si calcola anche che l’anno scorso l’economia cantonale abbia perso 420 milioni di cifra d’affari. La pressione e la concorrenza estere sul mercato locale del lavoro preoccupano imprenditori, sindacati e politici che con insistenza chiedono alle autorità misure urgenti per arginare il fenomeno. Viaggio di Falò tra alcuni protagonisti di quello che è stato definito “l’assalto a Fort Apache”.

Professione frontaliere. (28.08.2014)
“Tutta colpa dei frontalieri”. È una frase che si sente dire spesso, quando si cerca lavoro e non si trova, se non con stipendi ridicoli. Quando si è in colonna, la sera, e l’automobile sembra il veicolo più lento del pianeta. O quando si sentono le cifre:ogni giorno attraversano il confine 60 mila persone. Ma si sa, le definizioni generali, e gli slogan, sono spesso poveri di informazioni. E di umanità. Per questo Falò vi propone un viaggio dall’altra parte della frontiera, in una valle, la Val Cavargna, dove il “lavorare in Svizzera” è una tradizione nata tanti anni fa. E dove i frontalieri raccontano le loro esperienze, tra gratitudine e disagio, e le loro reazioni alle polemiche di questi mesi; loro che si sentono quasi un po’ ticinesi.

Ristorni e contorni. (28.8.2014)
A poche settimane dal suo quarantesimo anniversario, potrebbe arrivare al capolinea lo storico accordo italo-svizzero per i ristorni dei frontalieri del 3 ottobre 1974. La questione sarebbe infatti già nelle trattative per un accordo fiscale tra Roma e Berna. Ma cambiare il sistema di ripartizione di queste tasse cosa provocherebbe per esempio nelle casse dei piccoli comuni lombardi o piemontesi? E finora questi ristorni sono serviti per fare cosa e dove? E le tasse dei frontalieri in futuro potrebbero essere tutte italiane? Viaggio tra alcuni sindaci dei comuni di frontiera, preoccupati di quel che accadrà: soprattutto che i governi prendano decisioni importanti senza nemmeno consultare le realtà locali.

Salari, la lista nera (15.1.2015)
A mali estremi, estremi rimedi. Così deve aver pensato Unia. Infatti, a fronte di condizioni di lavoro sempre più precarie e di casi di dumping salariali in aumento, da sei mesi il sindacato pubblica una lista nera delle aziende con i salari più bassi del Ticino. Una “blacklist” che ha fatto arrabbiare gli imprenditori, che la trovano scorretta e fuorviante. Ebbene, noi siamo andati dalle aziende finite sulla blacklist e abbiamo chiesto spiegazioni ai titolari, abbiamo dato loro spazio e voce per spiegare cosa sta succedendo sul mercato del lavoro ticinese.

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