Testimonianze

Le reti sociali sono zeppe di testimonianze di persone disperate perché non trovano un lavoro o non riescono ad arrivare a fine mese, che qui non riportiamo per evidenti ragioni di diritto alla protezione della personalità.
Segnaliano solo alcune testimonianze pubblicate sui media.

Non voglio assolutamente rivolgermi all’assistenza: aiuto!
Ormai sono arrivato agli sgoccioli della disoccupazione, cerco lavoro urgentemente, sono disponibile da subito. In questa situazione non sono l’unico, c’é gente che sta peggio di me, si deve fare qualcosa!
Buongiorno a tutti,
sono un ragazzo di 22 anni, ticinese, diplomato come impiegato in logistica, sono disponibile a nuove sfide professionali che possano maggiormente sfruttare le mie potanzialità, riguardo alle mie competenze personali posso definirmi indipendente, intraprendente, affidabile, flessibile, preciso e solare.
Non sapendo più a chi rivolgermi per trovare lavoro, mandando più di 300 lettere in 10 mesi, ho deciso di scrivere a itio. Mi rimangono una decina di indennità da parte della cassa, dopo di che devo rivolgermi all’assistenza e sicuramente per un giovane di 22 anni non é assoultamente motivante, voglio lavorare assolutamente, cerco un posto come impiegato in logistica(AFC), operaio, commesso, autista, ecc..
Spero con tutto il cuore che qualche datore di lavoro legga il mio CV trovandolo interessante e che mi contatta per un ‘offerta di lavoro, anche solo al 20%, a casa non voglio più stare, mi annoio, ogni mese ho un sacco di pagamenti da fare e con l’assistenza andrei solamente in debiti.
Ogni giorno che passa ho sempre più ansia per il fatto di non trovare lavoro.
Nelle immagini vedete il mio CV, se qualcuno é interessato al mio profilo, mi potete contattare all’indirizzo e-mail : xxxxx
Ciao a tutti e vi auguro tanta fortuna

Ma noi giovani a che età cominceremo a fare una vita? I padri di famiglia come fanno? Lavoro prima a noi!
Politici, provate a mettervi nei nostri panni per un giorno, non vivreste neanche 15 minuti. Perché non trovate idee che facciano stare bene tutta la popolazione? Mettendole però anche in pratica.
Cari lettori,
sono un giovane di 22 anni, domiciliato e cresciuto in Ticino. Nella mia vita professionale ho ottenuto l’AFC come impiegato in logistica finendo con una buona media. Tuttora svolgo la scuola serale di ”manager in logistica” , ma purtroppo sono ancora in disoccupazione, e la mia preoccupazione più grande è di finire in assistenza essendo quasi agli sgoccioli.
Un giovane o un padre di famiglia, che ha già fatto esperienza anche da operaio, va a fare uno o più colloqui e gli viene offerto un salario lordo di 2’300/3’200.-; mi chiedo quando incominceremo a fare una vita serena.
Sto parlando di tutte le fasce d’età: noi ticinesi viviamo con il fiato sul collo, i datori di lavoro non ci possono pagare uguale o poco più dei frontalieri. Si sa che un appartamento discreto lo si trova per 1200.-/1500.- Franchi, poi paghi la cassa malati, fai la spesa, il telefono, le tasse, la benzina (tanti datori se non hai la patente non ti considerano neanche), imprevisti ecc.. e di soldi ne rimangono pochissimi, o abbiamo addirittura già speso più di quello che abbiamo guadagnato.
Mi fa ancora più male vedere e sentire persone che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Invece di fare stadi nuovi o strutture da milioni di franchi, pensate prima a chi sta veramente male e aiutate queste persone: dopo è chiaro che aumentano furti, lo spaccio ecc..
Date a noi svizzeri un buon posto di lavoro e una buona paga per riuscire ad arrivare serenamente alla fine del mese. Con le paghe di oggi i frontalieri sì che si fanno la bella vita, ma noi? Noi facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese!
Riflettete!

“Ho girato 500 ditte: neanche un colloquio, aiuto!”
Mirko è da due anni in cerca di lavoro: “Ogni mese giro più di 20 aziende: non ho ottenuto neanche un colloquio”. Cosa non va nel suo Cv?
LUGANO – «Le ho provate tutte: ho fatto un corso da venditore, l’apprendistato da pittore, il servizio civile, me la cavo benissimo con il Pc e non sono schizzinoso: farei qualsiasi lavoro!» Niente da fare. Mirko, 27 anni, rischia di aggiudicarsi un personale record (negativo) nel mercato del lavoro ticinese: 2 anni di ricerche, quasi 500 aziende contattate, neanche un colloquio di lavoro. «Nemmeno una telefonata, una richiesta di documentazione: eppure non sono certo stato con le mani in mano!».

La domanda − anche Mirko se l’è posta, mille volte − è: cosa non va nel suo profilo? Curriculum alla mano, un’idea viene da farsela. «Il diploma svizzero di pittore non è un titolo facile a spendersi al momento sul mercato del lavoro ticinese» spiega l’esperta Martina Giudici della Drima SA di Lugano: «La concorrenza della manodopera d’oltre confine è forte in questo settore». Mirko però ha anche ripiegato su altri impieghi, dal venditore all’operaio generico. «Posto che le buone referenze sono fondamentali oggigiorno − osserva Giudici − anche la presentazione conta: il Cv in questione presenta date confuse e poco precise; in generale, è consigliabile evitare le note poco pertinenti, dare spazio alle motivazioni personali più che all’auto-elogio; e una controllata all’ortografia non guasta mai». Per il resto, sarà anche questione di fortuna − e di pubblicità. Passate parola!

Dumping salariale, lo sfogo di un piccolo imprenditore ticinese
Luca Donghi, serigrafo di Losone, ha licenziato metà dei suoi 13 dipendenti.
LOSONE – Si parla di Ticino e più precisamente di dumping salariale nell’edizione odierna del Blick. Protagonista del servizio pubblicato è Luca Donghi, imprenditore 59enne che denuncia la difficoltà di fare impresa nel Ticino del lavoro a prezzi scontati. La sua ditta, una serigrafia con sede a Losone, si occupa della produzione di manifesti, depliant, la stampa di magliette, eccetera. Ebbene, dei 13 dipendenti che contava fino a poco tempo fa, oggi ne sono rimasti la metà. Sette di essi sono stati licenziati. Motivo della crisi è la diminuzione degli ordini del suo cliente principale, una ditta di Locarno, che da solo rappresentava il 75% degli introiti per l’azienda di Losone.
Il volume degli ordini è diminuito del 550 per cento, passando da un milione a 160mila franchi. Il motivo di questo drastico calo non è soltanto da addebitare alla forza del franco svizzero, ma “soprattutto alla manodopera a buon mercato dall’Italia”. “Non sono i frontalieri i colpevoli – ha precisato l’imprenditore, ma quelle aziende che danno loro il lavoro”. Secondo Donghi queste aziende assumerebbero frontalieri a prezzo inferiore rispetto alle paghe che permettono di vivere in Svizzera, potendo così poi offrire i loro prodotti a prezzi stracciati. “In questo modo non possiamo tenere il passo. Molti dei miei colleghi hanno dovuto già chiudere. Il dumping salariale mi sta portando alla rovina”.
Inoltre molti clienti si rivolgono oramai a ditte che operano in Italia, che riescono ad offrire prezzi molto concorrenziali rispetto a quelli svizzeri. E Donghi mette in guardia: “Se noi ticinesi non abbiamo lavoro, non consumiamo. E se non consumiamo è l’economia a pagarne le conseguenze. E non ci sono più ordini per nessuno”.
Donghi teme lo svilupparsi ulteriore della spirale del prezzo a buon mercato: “è la nostra rovina”. Donghi dice, infine di volere continuare ad assumere apprendisti, di essere l’unica serigrafia in Ticino a farlo e di voler continuare a pagare salari dignitosi, che permettono di vivere in Svizzera. Ma sta diventando sempre più difficile. E a Donghi non resta che sperare in un 2015 migliore.

“Io, 50enne, ex quadro di una banca, oggi pulisco pavimenti e gabinetti a 13 franchi all’ora”
La struggente lettera di Pietro che, dopo aver letto il Manifesto sul lavoro, ha deciso di raccontare la sua storia.
Sono uno di tanti. Cinquantenne ticinese mezzosangue (1/2 ticinese, 1/4 sangallese e 1/4 appenzellese) nato e cresciuto in questo triangolo di terra a tratti impervia e ormai solo a volte baciata dal sole. Abito da sempre nel “mio” comune d’origine nel Luganese.

Vi seguo giornalmente e voglio farvi i complimenti per questo vostro giornale; avete creato e state sviluppando un ottimo prodotto d’informazione con uno stile tutto vostro che, per quanto può contare il mio giudizio, oggi vi rende unici in Ticino.
Finalmente ho a disposizione dei cronisti che non lavorano a compartimenti stagni a dipendenza di quale connotazione politica, sociale o economica si voglia impressionare o evidenziare. Sono schivo a fare commenti e a partecipare sui social network, perché sono un po’ alla vecchia ed amo piuttosto il guardarsi negli occhi quando si parla; gli occhi non mentono mai; invece ho la sensazione cutanea che tanti commenti non rispecchino il profilo dello scrivente.

Sono di ideologia liberale e credo fermamente in quest’area di pensiero. Non ho però più fiducia nella politica e nello stato, perché alla base della libertà sta la responsabilità e purtroppo in ogni dove, non solo in Ticino, nessuno sa ancora assumersi le proprie responsabilità e quindi tutti prima o poi la perdono e la fanno perdere a tutto il popolo.
Penso tristemente che l’attuale Cantone Ticino, fino al 1802 non era altro che un baliaggio; del ducato di Milano, della curia di Como, dei cantoni primitivi ed infine l’arrivo di niente popò di meno che Napoleone.
I ticinesi purtroppo hanno nel DNA quella voglia incontrollata di dare la propria terra, il futuro della propria gente in mano al primo che passa con una ciotola di polenta e latte.
Una buona formazione e una discreta carriera, non mi hanno mai fatto desistere dal mettermi sempre in discussione e ricercare esperienze uniche nel mondo del lavoro. Poter creare, riorganizzare, migliorare, era l’acqua per dissetarmi professionalmente. Non ho mai detto al mio datore di lavoro o ai miei superiori un NO, o un rifiuto a fare, provare, combattere.
Poi tutto cominciò a cambiare inspiegabilmente. Per una serie di contingenze mi ritrovai alle prese con un lavoro che non faceva per me (o io non facevo per questa mansione) e quindi il cambiamento di posto di lavoro e lì subire mobbing in modo sublimemente somministrato da tutte le parti (colleghi, superiori ecc) ma come dimostrarlo?
Come se mi fossi svegliato mio malgrado nella storia di quel burattino di legno scritta da Collodi (ma per me rivista da Dario Argento), mi sono ritrovato nei panni di Pinocchio ma con il naso di dimensioni normali, perché ho imparato sin da piccolo ad ascoltare il mio grillo ben piantato sulla spalla, vicino all’orecchio. La fata Turchina che però non ne voleva sapere di aiutarmi se prima non avessi schiacciato il mio grillo sotto le scarpe. Lo Stato, nei panni di Mangiafuoco, che ordinava ai carabinieri di portarmi nel paese dei balocchi per farmi crescere le orecchie d’asino e dappertutto una miriade di società create e dirette dal Gatto e la Volpe con la mano tesa che mi volevano aiutare.
Sono ormai al settimo anno che mi arrabatto per tirare avanti e soprattutto per non far perdere il tanto agognato tetto sulla testa ai miei figli e a mia moglie (la proporrò almeno a beatificazione); lavo pavimenti, gabinetti, vetri e quant’altro per 13.40 netti all’ora e cerco disperatamente di riprendermi, almeno quale indipendente, l’attività di consulente che ricoprivo precedentemente con passione e dedizione in assicurazione e in banca dove lavoravo come membro dei quadri.
Non ho mai ricevuto o voluto ricevere un aiuto o un soldo dallo stato, nemmeno l’assicurazione disoccupazione; solo precetti esecutivi. Non mi do per vinto e non mi rassegno, ma credo che denunciare questa situazione sia solo fiato o inchiostro sprecato. Sono però convinto che l’unione fa sempre la forza e che agire sia sempre meglio che piangere.
Mi ritengo un uomo dell’ORA (che oltre ad un riferimento temporale si riferisce a Osserva, Rifletti e Agisci) ed ho un sogno nel cassetto: un progettino messo lì già tempo fa prima che si arrivasse a tanto con il problema occupazionale. D’altronde bastava solo guardarsi attorno, ascoltare i mugugni della gente, leggere il resoconto dei lavori nei diversi parlamenti e fare una piccola somma di 1+1-4: senza pallottoliere non era tanto difficile intravvedere dove si fosse potuti arrivare.
Se guardiamo la storia, l’attuale crisi non è che la fotocopia delle precedenti (1873-1825, 1929) e quale è il perno? Il lavoro. Se manca il lavoro alla massa, tutto prima o poi cade!!! I politici e statisti di quei tempi l’avevano capito, vedi fortini della fame appena fuori dalla nostra porta di casa fino al New deal, come pure, ma è meglio non arrivare a tanto, il colonialismo e le grandi guerre.
I politici e statisti o pseudo tali di oggi non credo che lo stanno capendo e qui ancora la storia ci insegna che se all’ultimo piano non si capisce o non si vuole capire, bisogna partire dalla cantina e quindi è il popolo o meglio almeno chi desidera uscire dalla cantina per prendere una boccata d’aria senza funghi o muffe a dover montare la china: in modo educato, corretto, responsabile e liberale.
Bisogna lavorare sull’opinione pubblica, sulla popolazione che non vede o preferisce non vedere, parlarne appunto guardandosi negli occhi e non solo attraverso un muro con internet o giornali. Lavorare ai fianchi dei padroncini e delle ditte dei diversi “Gatto e Volpe”, con un po’ di sana e buona concorrenza.
L’ho proposta a diversa gente che è nelle mie condizioni, come anche a persone che politicamente potevano essere a mio giudizio capaci. Ho sempre ricevuto un giudizio positivo da tutti, ma nessuno mi ha detto “dai che ci proviamo”. Il Ticino è terra di persone che hanno in bocca e in mente solo il detto “ARMIAMOCI E PARTITE”.
Tanti cordiali saluti e l’augurio che possiate continuare a fare questo sano giornalismo per il quale avete sicuramente le qualità,

Buona Pasqua,

 

Il blog di “laluna”: “Ho la nausea, fatico a mangiare e a dormire. È il peggior momento della mia vita”
La storia di vita di un nostro lettore: “In difficoltà con il lavoro e senza possibilità di entrate, mi troverò senza stipendio, senza casa. Intanto i politici continuano a battibeccare tra loro come VIP”
di Marco Bazzi
Nelle pieghe dei blog, a leggere bene cosa dice la gente che ci scrive, non ci andiamo mai abbastanza. Il tempo ci travolge ogni giorno come le rapide di un fiume. Ma sbagliamo. Sotto alcuni articoli di cronaca, in quello spazio in cui, protetti dal velo dell’anonimato, i lettori possono scrivere liberamente, e raccontarsi, a volte, senza pudore e vergogna, ci sono preziosi frammenti di storie di vita. Di disagio, di speranze perse, di sofferenza.
Sono frammenti che vanno colti e messi uno accanto all’altro, come pietruzze di un mosaico. Sono voci che non devono spegnersi laggiù, tra le righe di un pezzo di cronaca. E in questi casi l’anonimato non è un velo per insultare senza essere visti, per nascondersi da vili, ma è come il velo che una volta portavano le donne entrando in chiesa, prima di inginocchiarsi davanti al Crocefisso.
Ho trovato un post, che “laluna” – così si chiama la blogger o il blogger – ha lasciato questa mattina in fondo all’articolo sul caso Logistica. Sulle schermaglie della nostra politica (?).
Fa venire i brividi a leggerlo. È uno sfogo che sale dal profondo. Ho deciso di dargli voce. La merita.
Il post di laluna
“Sapete che vi dico:
ho la nausea, non per dire, ma veramente, fatico a mangiare e a dormire, questo è il peggior momento della mia vita, in difficoltà con il lavoro e senza possibilità di entrate, mi troverò senza stipendio, senza casa (sono in affitto) senza più nulla e difficilmente collocabile per età.
Aiuto? Provi a chiedere, ma intorno si crea il vuoto, oppure rimangono in attesa, magari aspettano che si chiuda l’attività per poi poterne approfittare, speculando sulla tua disgrazia, e questo non è aiuto.
I POLITICI intanto, continuano a battibeccare tra loro, come VIP, su giornali e altri mezzi di comunicazione come fosse un gioco, ora penseranno, se già non lo hanno fatto, alle vacanze, perché loro lo stipendio lo prendono sicuro, e di te non gli importa nulla, pensano che tanto c’è tempo, che non è colpa loro se tu ti trovi in questa situazione, che sicuramente te lo meriti, è vero lo so, ho fatto degli sbagli, ma in buona fede, cercando di comportarmi onestamente, ma senza aiuti ora è difficile rialzarsi.
A TUTTI DICO: andate pure in vacanza, divertitevi e quando tornate continuate pure il vostro gioco di battibecchi, non preoccupatevi, di chi, come me non sa come andare avanti, voi voltate pure pagina, andate pure avanti senza voltarvi, pensate solo,a voi stessi, ……il problema non è vostro.
Non c’è più la comunità che ti aiuta che ti sostiene, ma solo cinismo ed egoismo.
La coscienza con la quale fare i conti, non c’è più.
BUONE VACANZE”

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